Quando cerchi il bello ma sbatti in un muro

quando cerchi il bello ma sbatti in un muro

Il calcio è un influsso di culture, pensieri, tattiche. Chi più tattico, anticonformista e avanguardista, chi maggiormente pensante, attento alla gestione, a mantenere la cultura di un club. Esiste l’allenatore più attento a stravolgere i sistemi in base alle caratteristiche dei giocatori, o quello più meccanico che vuole rispondere solo alla sua coscienza e alle disposizioni che si fa nel suo cervello. La formula esatta non esiste, diciamocelo chiaramente. Fare di tutta l’erba un fascio è un ragionamento erroneo nel calcio, perché le cose cambiano troppo velocemente, e spesso, anche un piccolo particolare di un allenatore può scatenare meccanismi e sensazioni positivamente avvolgenti.

Tuttavia alcune deduzioni possono essere giuste. In particolare, nel campionato italiano, gli allenatori “dogmatici” stanno vivendo un momento di crisi, specie quando si ritrovano in club abituati a metodologie di lavoro diverse. Gli esempi di cui parlo sono vari, distinti per livello della squadra e per risultati: Sarri alla Juventus, Giampaolo al Milan e al Torino, Di Francesco alla Sampdoria e ora al Cagliari, Liverani al Parma.

Sarri

Sarri, tra i tre menzionati, è quello che rientra soltanto per fine ultimo più che per risultati. Il fine ultimo di Sarri era quello di creare una super squadra, in grado di dominare e vincere tecnicamente le partite,  non riuscendoci e questo è stato il suo più grande demerito, nonchè la causa della menzione. Nonostante le cose non andassero come sperava, la stagione fosse la più lunga di sempre e la rosa juventina avesse bisogno di una sverniciata, ha avuto la capacità di tenere saldo un gruppo di grandi personalità, riuscendo a vincere in tranquillità lo scudetto, un obiettivo che si cerca sempre di esaltare ma che si coglie sempre col ragionamento e mai col cuore. Forse, tra qualche anno negli errori coglieremo il suo grande successo.

Gli altri

La situazione ricorrente un po’ in tutti è quella di provenire da dei sistemi ben organizzati per poi ritrovarsi in ambienti più pressanti e abituati da anni ad un calcio più difensivo, ma che presi dalla voglia di rinnovamento decidono di cambiare filosofia di gioco. Questa classe di allenatori spesso necessità tempo, per insegnare le nuove modalità di lavoro, ma soprattutto a causa di rose ancora non adatte e di alcuni difetti gestionali o emotivi. In termini pratici, inizialmente capitano disguidi tattici come quello di Insigne o Suso provati trequartisti e si instaurano due tipi di conseguenze: si cambia il sistema di gioco o si fanno fuori i giocatori non compatibili.

Ci si rende conto da subito come entrambe le soluzioni siano fallacee. Facendo fuori giocatori importanti per questione tattiche finisce per creare scompensi tecnici e creare dibattiti inutili, mentre, nell’adattarsi ai calciatori, gli allenatori di questo genere si ritrovano a gestire situazioni tattiche meno assemblate nella loro formazione. E per questo il mercato gioca un ruolo importante, per fornire rose adatte all’allenatore, un aspetto spesso trascurato spesso da quest’ultimi (come accaduto con Sarri alla Juve). La chiave, a detta di tutti, è il tempo, che risolve disguidi tattici, che fa apprendere le metodologie dell’allenatore e che porta forze fresche dal mercato.

Una lama a doppio taglio

Alle volte non è neanche il tempo a portare successi, quasi come se la carriera di certi allenatori vivere di un’unica luce. Questo per dire quanto il dogmatismo offensivo possa essere una lama a doppio taglio, come possa generare un calcio immensamente spettacolare o decisamente piatto.

È certamente vero che il calcio migliore degli ultimi anni è stato quello del Napoli di Sarri, ma per il resto il meccanicismo del calcio iperoffensivo ha navigato nel piattume di retrocessioni, seppur avvincenti, o di un gioco né carne né pesce. Il giochismo martellante non è ancora roba per l’Italia, tra sue contraddizioni interne e tendenze calcistiche radicate nei tempi, ma la ricerca di un calcio ultra organizzato, in alcune condizioni (ma solo in casi paticolari), può fruttare grandiosamente.

E non dimentichiamoci che è anche questione di competenze…

Articoli consigliati