L’ultima stella verdeoro

Neymar Jr.

Se nasci in Brasile, il calcio farà per forza parte della tua vita. Nella patria del futbol per eccellenza, a scaldare i cuori dei ragazzini per strada, a differenza delle nostre realtà, c’è una sola cosa: la palla. In un paese in cui tecnologia e progresso fanno spazio a degrado e povertà, è la passione a disegnare le vite dei giovani sognatori. E cosa sognare, nella nazione detentrice di più campionati del mondo (5), se non di diventare una stella di questo gioco?

Numeri, questi delle vittorie mondiali, che non devono però distaccarci dalla realtà: l’obiettivo principale di un giocatore brasiliano è e sarà sempre divertire. Il risultato gli interessa relativamente, lo spettacolo è la ragione per cui vivono. Ma si sa, soltanto per lo spettacolo bisognerebbe andare al circo. Per tutti è così, non per loro però.

Questa solenne sfacciataggine a non barattare le proprie idee non li porta a divertire, bensì ad incantare. Ed è proprio con questa filosofia che hanno dominato il mondo, stupendo prima e vincendo poi. Al gioco incantevole sono conseguiti i risultati, mai viceversa.

E i protagonisti di queste vittorie sono innumerevoli (davvero troppi per citarli tutti), da Zico, Garrinha e Pelè, fino ai più contemporanei Romario, Ronaldinho e Ronaldo. Ma in questi anni la scena se la sta prendendo lui, l’ennesimo talento verdeoro, Neymar Jr., attuale miglior esponente del talento brasiliano nel mondo.

Chi è Neymar

‘O Ney’, così soprannominato in patria per il celebre paragone con Pelè, ‘O Rey’, è certamente il calciatore che più si avvicina alle divinità passate del calcio brasiliano.

Si forma in patria, al Santos, dove mostra al mondo intero di essere un super predestinato, uno di quelli che passano una volta ogni 10/15 anni. A soli 17 anni l’esordio in prima squadra, a 18 la vittoria del suo primo campionato Paulista. Ma è a 19 anni che stupisce e conquista l’intero mondo, vincendo tutto il possibile, dalla vittoria del suo secondo campionato, alla Copa Libertadores (da protagonista, con tanto di gol decisivo in finale), fino a diversi premi individuali, come il premio come miglior calciatore sudamericano dell’anno, il decimo posto nella classifica del Pallone d’oro e il Fifa Puskas Award. Insomma, il ragazzo lascia intravedere tutto il suo potenziale, bruciando letteralmente le tappe.

L’approdo in Europa

Tant’è che nel 2013, a 21 anni appena compiuti, con più di cento gol all’attivo con il Santos, il Barcellona lo acquista, strappandolo alla concorrenza praticamente di tutta Europa. Anche in blaugrana il percorso è magnifico, a suon di prestazioni monstre si prende la scena. Vince tutto il possibile anche qui, riportando la coppa dalle grandi orecchie in Catalogna, anche in questo caso, da protagonista, anche in questo caso, segnando in finale, siglando l’1-3 contro la Juventus nel 2015.

Nei quattro anni a Barcellona, insieme a Messi e Suarez, forma uno dei tridenti d’attacco più forti della storia del calcio, prima di infrangere un altro record, diventando il calciatore più pagato della storia, passando al Psg per 222 milioni di euro.

Il brasiliano, in forza al Psg dal 2017, sta trovando meno continuità rispetto alle stagioni precedenti. Discontinuità dovuta dai troppi infortuni, viste le 20 e 17 presenze nei suoi primi due campionati francesi -escludendo il terzo terminato in anticipo causa Covid- ma che ci fanno comunque capire la grandezza di questo giocatore, che con una media rete di 0,81 (80 gol in 98 presenze in tutte le competizioni), che sommata agli innumerevoli assist, va ben oltre la media di 1 a partita, ha saputo illuminare anche la Francia.

Cosa amiamo di Neymar

Numeri da capogiro, proprio come quelli del suo Brasile, che però, proprio come nel caso della Nazionale, non bastano per racchiudere al meglio la grandezza di ‘O Ney’.

Si perché ogni amante di questo sport che si rispetti, di Neymar non ama e non ricorda il modo in cui segna o serve assist, bensì il modo in cui incarna il giocatore brasiliano per eccellenza, incantando e divertendo, a suon di movimenti leggiadri e felini (caratteristica unicamente dei brasiliani) e a suon di giocate sensazionali.

Guardarlo giocare è sempre un piacere agli occhi. D’altronde, se sei brasiliano e indossi la mitica 10 della Seleção, hai il dovere di divertire, ancor di più se sei l’unico vero fenomeno della tua generazione, cosa insolita per gli standard del Brasile, abituato a sfornare generazioni stellari. Ma comunque lui non si accontenta di divertire, il suo scopo è sedurci. E ci riesce continuamente, tanto da essere -almeno ai miei occhi- il giocatore che più sa far divertire ed emozionare le platee.

Il sogno

Un ragazzo da sempre paragonato a nomi pesanti. Nonostante l’avvicinamento a Pelè nella classifica dei migliori marcatori della storia della Seleção, il paragone con il mitico 10 potrà essere soltanto onorato, vista l’inarrivabile grandezza di ‘O Rey’; mentre con i paragoni attuali la musica è leggermente diversa.

Nell’era di Messi e CR7, il terzo incomodo è certamente lui, da sempre messo -giustamente- sul gradino più basso del podio dei calciatori più forti del momento. In questo caso però, rispetto al paragone in patria, la storia è diversa, sia per contemporaneità di epoca, sia per età.

Si perchè, se nel primo caso è utopico pensare ad un Neymar troppo vicino a Pelè, nel secondo, un Pallone d’Oro potrebbe quanto meno farlo avvicinare ulteriormente ai due mostri sacri del momento. Sarebbe un sogno per chi ama il calcio, ed un premio, oltre che alla carriera, al talento, per un giocatore strabiliante. E chissà che tra qualche anno, con l’addio dei due marziani, non ci sia spazio anche per lui.

Christian Ciaburri

Dalla nascita esponente della "qualità sopra la quantità". Nato nel 1998, fratello scarso di Nicholas.

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