La sacralità del Boxing Day

La sacralità del Boxing Day

Il 26 Dicembre, per noi italiani, è “semplicemente” Santo Stefano. Ma è anche il giorno in cui, nella maggior parte delle nostre case,
si consuma tutto ciò che è avanzato dagli abnormi pranzi di Natale del giorno precedente.
Essendo un giorno festivo si ci riposa, si sta in famiglia.

Le origini


Ma si sa: paese che vai, usanza che trovi. E guai a toccare agli anglosassoni la tradizione del Boxing Day.
In Inghilterra il 26 Dicembre è un giorno sacro, calcisticamente parlando.
Agli inizi dell’800, tutte le società lavorative (e non parliamo solo di sport), regalavano a tutti i lavoratori che facevano parte
dell’azienda dei pacchi regalo, che potevano contenere di tutto: dai soldi al cibo, fino ad arrivare a dei semplici messaggi di auguri.
Con il passare degli anni, i veri e propri pacchi regalo hanno lasciato il posto ad eventi o attività sportive, e nel 1860 i presidenti
delle due squadre di Sheffield decisero di giocare la stracittadina il giorno successivo al Natale, proprio nel cosiddetto Boxing Day.
Risultato? Stadio pieno ed entusiasmo alle stelle.

Boxing Day

Da quel giorno il Boxing Day è diventato sacro in Inghilterra.
C’è un turno di campionato giocato interamente in questa data.
Ma quello che più piace di questa giornata in terra inglese, è l’atmosfera di festa che si respira dentro e fuori dagli stadi: famiglie
che si recano allo stadio insieme, bambini travestiti da Babbo Natale in tribuna. Senza dimenticare quello che interessa poi realmente a tutti:
il gioco, lo spettacolo in campo, i gol…Tanti gol. Perchè forse sarà per l’atmosfera di festa, sarà per la magia che si crea in quel giorno, ma il Boxing Day del 1963 è passato alla storia per il numero di gol segnati in dieci partite. Sessantasei. E no, non abbiamo sbagliato a
scrivere. Sessantasei gol in dieci partite. Se non è magia questa…

Il Boxing Day del 1963
Il modello inglese non è copiabile


Ovviamente, quando una cosa è speciale, tutti provano a copiarla. Ed è altrettanto ovvio che chiunque abbia provato a copiare
questa intoccabile tradizione, abbia miseramente fallito.
E purtroppo, nella lista di chi ci ha provato senza riuscirci, dobbiamo per forza di cose metterci anche l’Italia. Anzi, noi forse abbiamo fallito più di tutti perchè qualcuno ci ha perso la vita quel giorno. Ma sono argomenti che non dobbiamo e non vogliamo toccare.
Basti sapere che non siamo riusciti ad emulare gli inglesi, ne tantomeno la loro spettacolare atmosfera di festa.
In un modo o in un altro quella magia riesce comunque a penetrare le porte delle nostre case, anche semplicemente guardando le partite dal divano.
Un’esperienza che però dovrebbe essere vissuta davvero, di persona, almeno una volta nella vita.
Perchè il 26 Dicembre chiunque ami il calcio, ha sognato almeno una volta, anche per pochi minuti, di essere inglese.

Niko Cassella

Grande appassionato di sport e calcio in tutte le sue sfumature. Classe '98

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1 commento

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