La Coppa Italia deve cambiare

La Coppa Nazionale, nei maggiori campionati europei, è qualcosa di sacro. La DFB Pokal in Germania, la Copa del Rey in Spagna, ma soprattutto la regina delle Coppe Nazionali, la FA Cup, in Inghilterra.
Purtroppo, pur essendo un campionato “maggiore”, la nostra Coppa Nazionale
non ha nulla a che vedere con le altre, anzi.
In Italia è ripudiata praticamente da tutti, spesso viene addirittura vista come un ostacolo, un disturbo al normale svolgimento del Campionato.
Diciamoci la verità: questa competizione forse non merita tutto questo
odio, ma costruita così, risulta davvero pesante, quasi priva di senso.

I problemi del nostro format

In Italia, i primi turni ad eliminazione diretta riguardano solo ed esclusivamente
squadre di Serie C e Serie D, che già dai primi di Agosto combattono per arrivare
in quello che è il vero e proprio tabellone della Coppa. Così, dal secondo o dal
terzo turno, iniziano ad entrare le squadre di Serie B e le peggiori
classificate dell’anno prima in Serie A.

Ragionamento nemmeno troppo sbagliato, in termini logici ci sta tutto, ma il male della competizione forse è proprio questo: le grandi del nostro calcio entrano in gioco solo agli ottavi. Ciò significa che con due partite giocate decentemente (spesso e volentieri con le seconde linee), la Juventus, l’Inter e via dicendo, si ritrovano già in semifinale. Comodo? Sicuramente.
Ma ne risente, inevitabilmente, lo spettacolo. La veridicità del torneo.
Niente a che vedere con quello che succede in giro per l’Europa.

DFB Pokal

Il modello della Coppa Tedesca è forse il più “cinico” di tutti, ma altrettanto appassionante e piacevole da seguire. Non ci sono qualificazioni, non ci sono turni preliminari ufficiali. Partecipano 64 squadre: le 36 della prima e della seconda divisione e le prime quattro della terza divisione. Vengono così occupati i primi 40 posti. Gli altri 24, per aggiungere quel pizzico di magia e di passione vera, sono occupati da squadre di categorie minori, che partecipando a delle coppe interne, si guadagnano il pass per il tabellone principale.

Così, si procede. Tutte e 64 ai nastri di partenza, con top team come Bayern Monaco, Borussia Dortmund o Lipsia che possono tranquillamente pescare una squadra di settima divisione.
Da affrontare rigorosamente in trasferta. La magia sta anche e soprattutto in questo: immaginate gente come Lewandowski e Haaland far visita a campi di provincia, spesso senza spalti, ad esempio.
Con la gente ammassata sui balconi delle case che circondano il campo per vedere dal vivo giocatori che forse, se non fosse per quell’occasione, non avrebbero modo di vedere mai.

Ma la magia non finisce qua: spesso e volentieri capita che i grandi club inciampino in queste piccole realtà: l’ultimo risultato clamoroso è il Bayern Monaco che viene eliminato da un club che in seconda divisione barcolla nella metà alta della classifica, l’Holstein Kiel. La partita al 90′ sembra indirizzata, con i bavaresi avanti 1-2. Ma queste partite non finiscono mai.
Ultima azione, colpo di testa, 2-2. Si va ai rigori, e avviene il miracolo.
Bayern Monaco fuori agli ottavi, Holstein Kiel avanti.

L’impresa dell’Holstein Kiel
Copa Del Rey

In termini di risultati, la Coppa di Spagna è quella che negli ultimi due anni ha sicuramente regalato più sorprese di tutti: impossibile non ricordare la magica cavalcata del Mirandes, club che naviga nei bassi fondi della seconda divisione ma che l’anno scorso ha sfiorato la finale eliminando in ordine Celta Vigo, Siviglia e Villarreal, finendo per arrendersi in semifinale alla Real Sociedad. Edizione, quella dell’anno scorso, che non ha visto ne Atletico Madrid,
ne Real Madrid, ne Barcellona in semifinale. L’eliminazione più clamorosa è stata sicuramente quella dell’Atletico, eliminato dal Cultural Leonesa, squadra di Serie C.

Ma anche quest’anno le sorprese non mancano. Atletico Madrid ancora fuori subito, addirittura ai trentaduesimi, contro un’altra squadra di Serie C, il Cornella. Ma è ai sedicesimi che succede di tutto: l’Ibiza, dalla Serie C, dopo aver rifilato cinque gol al Celta Vigo,esce solo nel recupero per mano dell’Athletic Bilbao; il Cornella (sì, la squadra che ha buttato fuori Simeone), dopo aver ricevuto in casa l’Atletico, ospita anche il Barcellona. Immaginate in questa città con meno di 80000 abitanti cosa sia successo in 15 giorni. Venendo alla partita, il Cornella regge. Il portiere diventa l’eroe di una città intera, parando addirittura due rigori in 90 minuti. La partita non si schioda dallo 0-0, si va ai supplementari. E poco importa se alla fine il Barcellona vince 0-2, il Cornella ha vinto lo stesso, e per 15 giorni si è sentita grande.

Alcune sorprese della Copa del Rey

Ma l’impresa vera la fa l’Alcoyano, altro club di terza serie. Ospita il Real Madrid di Zidane, di Ramos, di Benzema, ma giocano la partita come se si trovassero davanti un club della stessa serie, e riescono a portare la partita ai supplementari, pareggiando a dieci minuti dalla fine il gol dei Blancos di Militao. Poi succede letteralmente di tutto: l’Alcoyano resta in dieci, sembra essere in ginocchio: tutto sembra andare a favore del Real, fino a quando a cinque minuti dalla fine, in contropiede, Casanova decide di entrare di prepotenza nella storia segnando il gol del 2-1. E’ il gol che mette la firma, oltre che sull’eliminazione del Real Madrid dalla Coppa di Spagna, su un’altra favola marchiata Copa Del Rey.

I giocatori dell’Alcoyano in posa con le maglie regalate loro dal Real Madrid
Fa Cup

Se parliamo di magia, di atmosfera, di emozioni vere e proprie, non possiamo non parlare della regina delle Coppe, la più antica in questo sport.
In termini di risultati, forse, è la meno sorprendente. Il motivo è ben presto detto: c’è una tale cultura per questa manifestazione, un tale attaccamento ad essa, che anche la partita che può sembrare più scontata, viene giocata con i titolarissimi; che si giochi a Wembley o in un campetto della periferia di Londra, è raro vedere i giocatori top delle varie squadre in panchina.

Come spesso sottolineato da Mourinho o da Guardiola, le grandi società che fanno visita a squadre più piccole, per una sorta di rispetto si sentono (giustamente) in dovere di schierare il miglior undici possibile. Il motivo principale, come già detto prima, è che per quelle piccole squadre
e per i tifosi di esse, vedere da vicino o addirittura giocare contro quelli che sono i propri idoli, è un’occasione più unica che rara.

Se le sorprese clamorose come quelle spagnole si verificano molto più di rado, l’atmosfera che si respira su questi campi è pressochè unica.
Ultimo esempio in ordine di tempo, il Tottenham di Mourinho, ospitato dal Marine FC, club di settima (settima!) serie inglese.
Vedere Mourinho seduto su delle sedie invece che sulle classiche panchine, vedere i tifosi intorno alla recinzione come accade nei nostri campi di categorie inferiori, vedere ragazzi arrampicarsi sugli alberi o sui tetti intorno al campo
per vedere da vicino lo spettacolo, è un inno al calcio, quello sano, vero, che piace a noi.

Mourinho seduto su una sedia, sul campo del Marine FC, con i tifosi a due passi da lui

In Italia, purtroppo, sembriamo essere lontani anni luce da queste favole.
L’impresa più grande in Coppa Italia è stata forse quella del Pordenone, qualche anno fa a San Siro, contro l’Inter, che arrivò a giocarsi ai calci di rigore la qualificazione ai quarti. Un’Inter ovviamente rimaneggiata, con quasi nessun titolare in campo quella sera.

Troppo poco, forse.
Un format sbagliato che in parte giustifica l’odio verso questa competizione, troppo spesso snobbata.
Chi ama il calcio si augura che anche in Italia le cose possano cambiare, seguendo gli esempi di chi in questo momento è meglio di noi.
Perchè in fondo, questa magia, ce la meriteremmo anche noi italiani.

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Niko Cassella

Grande appassionato di sport e calcio in tutte le sue sfumature. Classe '98

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