Inter-Juventus

inter-Juventus

Dopo il verdetto finale, a distanza di qualche giorno dal Derby d’Italia, arrivano le prime analisi.

Pochi dubbi su chi abbia preparato meglio la sfida, come pochi sono i dubbi su chi avesse più fame di vittoria. Da un lato una squadra grintosa, con le spalle larghe, piena di consapevolezze, che ha studiato l’avversario alla perfezione, per poi colpirlo nei punti deboli, al momento giusto; dall’altro una squadra spaesata, figlia di troppe assenze, ma anche e soprattutto figlia di stimoli e di un’identità di gioco ben distante da quella degli anni passati.

Sembra di parlare della Juventus degl’ultimi anni, eppure è proprio l’Inter ad essersi presa la scena. I ruoli, che sia una cosa momentanea, o che sia per l’intera stagione, sembrano essersi invertiti.

L’approccio di gara

I nerazzurri l’hanno preparata chiaramente: studiare l’avversario e agire di conseguenza, il tutto condito da un’aggressività che non deve mai mancare nelle squadre di Conte.

Strategia tanto intelligente, quanto rischiosa. Questo lo certificano i primi minuti di partita, in cui i cambi di fronte improvvisi e la propulsione offensiva dei bianconeri, in rete con Ronaldo, istantaneamente annullata per fuorigioco, lasciavano presagire tutt’altra sfida.

Ed è qui che qualcosa cambia. All’undicesimo la partita rischia di andare 0-1, al dodicesimo il tabellone dice 1-0, tutto nel giro di 60 secondi.

Uno scenario già visto, degno di partite storiche, in cui il fato fa la sua parte, ed il primo sigillo in Serie A con la maglia dell’Inter per Arturo Vidal, dopo un’inizio tra bassi e bassi, ne è la conferma.

L’analisi del gol che apre la partita

La parte finale dell’azione inizia con la solita, imprendibile, falcata di Hakimi ad entrare dentro il campo. Risucchia Frabotta, costringe Ramsey ad accorciare, e la superiorità numerica sulla destra è creata. E già qui, gran parte del lavoro è fatto. Al marocchino, infatti, basta scaricare sul limite a Vidal, che dopo aver coperto la palla, deve semplicemente allargare il pallone ad un’isolato Barella.

Il 23 nerazzurro stoppa con l’avversario ad un paio di metri, in scioltezza si sposta la palla sul sinistro, e pennella un morbidissimo pallone che va a premiare l’inserimento del cileno.

Un gran tempo di inserimento per l’ex di turno, ma una pessima disposizione per i bianconeri, che, inizialmente posizionati male, si ritrovano costretti a scappare indietro, quindi ad essere già in svantaggio rispetto al nerazzuro, libero di guardare ed attaccare, in corsa, la zona libera dell’area. Vidal, per un attimo, torna ad essere Vidal, e la palla finisce in fondo al sacco, 1-0.

La difesa bianconera piazzata male

E da qui, a parer mio, non ci sarà più partita.

La direzione della partita

Le motivazioni, già inizialmente diverse, cambiano totalmente dopo il vantaggio. Emergono tutti i limiti già visti di questa Juventus, che spesso però era riuscita a riprendere le partite attraverso i singoli, a differenza di questa volta.

Lo status di “squadra che può” sembra essere svanito: l’impressione è quella di una squadra già al tappeto, senza la forza di recuperare, con le unghie e con i denti, il risultato a tutti i costi, come sempre successo negli anni precedenti, e lo si evince dall’atteggiamento di tutti i giocatori (Chiellini escluso), del tutto sfiduciati.

Un minimo di reazione comunque c’è stata, ma le idee offensive sono state poche e gli errori troppi; ne è uscita una squadra sbilanciata che ha perso troppi palloni negli ultimi trenta metri offensivi, così da mandare l’Inter a nozze, lasciandola libera di sciogliere i propri contropiedisti. Come nell’occasione della seconda rete, in cui un lancio di Bastoni percorre tutto il campo e manda un liberissimo Barella (come nel primo gol) nell’uno contro uno con Szczesny.

L’azione del secondo gol vista dall’alto

Il tutto è evidentemente troppo semplice. Impressiona il divario tecnico tra le due squadre, ancor prima che per voglia di vincerla, per attenzione alla partita, ai momenti.

Certamente una partita a senso unico, in cui forse potremmo dire che il risultato stia stretto ai padroni di casa, ma in cui sicuramente possiamo dire che lo 0 nel tabellino vicino agli ospiti si addice più che mai. Da una parte continue occasioni da gol, specialmente nel finale, in cui il rischio di un Juventus-Fiorentina bis sembrava più che vicino; dall’altra una squadra che impensierisce realmente per la prima volta Handanovic soltanto all’87’.

Dati importanti che tramutano in certezze i pensieri di inizio campionato.

Cosa ne esce da questo scontro

Da questa partita l’Inter ne esce doppiamente vincente, scrollandosi di dosso l’etichetta di “perdente” nei match con la Vecchia Signora, e allo stesso tempo dando all’ambiente una tranquillità spesso messa in discussione.

I due “passi falsi” dei nerazzurri, nelle due gare precedenti a questa, non devono ingannarci. Le otto vittorie consecutive non sono state un caso, e probabilmente, se non fosse stato per qualche distrazione iniziale-secondo il mio punto di vista- i ragazzi di Conte ora sarebbero tranquillamente in vetta, nonostante la super stagione del Milan. Che siano più maturi rispetto alla passata stagione è chiaro, che possano lottare fino alla fine anche.

Dall’altro lato invece la situazione è completamente opposta. Mentre i nerazzurri sembrano aver un meccanismo in alcune occasioni discutibile (come nella sconfitta con la Sampdoria e nel pareggio con la Roma), ma certamente ben rodato, i bianconeri sembrano essere ancora troppo acerbi per poter interpretare le idee dell’allenatore al meglio.

Idee, quelle di Pirlo, molto intriganti e probabilmente vincenti, ma non nell’immediato, mai un dettaglio, specialmente in una società come quella bianconera, sempre obbligata a vincere.

Il ricambio generazionale, i continui infortuni, un nuovo modo di giocare e l’alzarsi del livello delle concorrenti, sono certamente gli elementi che stanno rallentando il percorso di vincita della Juventus, facendola vacillare tra risultati stellari e cadute vertiginose.

Una parentesi fondamentale

Oltre i valori tecnici e gli aspetti tattici, una chiave della partita c’è e si chiama Nicolò Barella.

Una chiave di lettura fondamentale, non tanto per il gol, per l’assist, o per la grande prestazione, tanto quanto perché Barella sembra essere il perfetto ago della bilancia, incarnando alla perfezione ciò che una squadra ha più dell’altra in questo momento.

Barella in azione

Nicolò è ciò che esalta il gioco dell’Inter, oltre che per doti tecniche, soprattutto per grinta e voglia di mangiarsi il campo. Quella che è proprio mancata nello scacchiere di Pirlo.

Christian Ciaburri

Dalla nascita esponente della "qualità sopra la quantità". Nato nel 1998, fratello scarso di Nicholas.

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