Il Lipsia, la favola che non piace a tutti

Team Lipsia

La storia recente del calcio europeo ci ha fatto conoscere ed apprezzare le gesta
di squadre che, partite dal nulla, sono riuscite a raggiungere determinati obiettivi, considerati impensabili solo qualche anno prima.
La mente va inevitabilmente al Leicester dei miracoli di Claudio Ranieri, che è passato nel giro di un anno da ultimo in classifica in Premier League a campione d’Inghilterra; come non pensare poi all’Atalanta dei miracoli, che si è trovata a due minuti da una storica semifinale di Champions League, solo qualche mese fa.

Queste due favole hanno letteralmente spinto tutti gli appassionati a mettere
momentaneamente da parte la propria fede, e a sperare che questi miracoli
avvengano sempre più spesso con il passare degli anni.
Diciamo la verità: tutti noi, nel 2016, abbiamo sperato almeno un po’ che il miracolo Leicester si compiesse; e quasi tutti noi (il quasi, qui in Italia, è d’obbligo) abbiamo sperato che l’Atalanta potesse spingersi sempre più in là in Champions.

Ma le favole, purtroppo, non piacciono a tutti. Anzi. In Germania abbiamo l’esempio più lampante di come una favola può non solo non essere ‘apprezzata’, ma addirittura odiata.
Stiamo parlando, ovviamente, del Lipsia.

La storia

La storia del Lipsia inizia nel 2009 quando la Red Bull decide di acquistare una società di calcio anche in Europa, dopo essersi già inserita nel mondo calcistico in quasi tutti i continenti.
Così, il Markstrandt diventa ufficialmente il Red Bull Lipsia. Però c’è un problema alla base: in Germania è severamente vietato apporre franchigie nel nome della società, fatta eccezione per il Bayer Leverkusen, per motivi prettamente storici. Il nome della squadra viene cambiato da Red Bull Lipsia a RasenBallsport Lipsia, che teoricamente sta a significare ‘sport della palla che rotola su prato’, ma in pratica è solo un modo per mantenere, furbescamente, le iniziali RB.

RB Leipzig
La scalata e i motivi dell’odio

In cinque anni il Lipsia passa rapidamente dalla quinta divisione alla Bundesliga, con la promozione del 2016 nella serie maggiore. La favola sembra non finire quando, ad un certo punto della stagione, l’RB si trova primo con tre punti di vantaggio sul Bayern.
Il Lipsia finirà secondo, ma da quel campionato la squadra non uscirà più dalle prime posizioni della classifica, anche negli anni a venire.

Una squadra giovane, partita dal nulla e arrivata in una decade a lottare per il titolo. Tutto dovrebbe far pensare a una delle favole più belle e tifate della storia del calcio, e invece no.
In Germania la tradizione è tutto; colossi del calcio tedesco come Bayern, Wolfsburg, Amburgo e Borussia hanno segnato completamente la Germania, ne hanno scritto la storia calcistica. A detta di tutti, invece, il Lipsia sarà sempre una squadra creata solo per motivi economici.

Uno striscione che certifica l’odio verso questo club

Il tifosi del Dortmund sono stati i primi a dimostrare con i fatti quest’odio, disertando la trasferta pur di non portare soldi alla Red Bull. L’odio verso questa società è grande a tal punto che l’Hoffenheim, attraverso vari striscioni, si è lamentata addirittura per aver perso il titolo di “squadra più odiata in Germania”. L’episodio più macabro però è stato compiuto dai tifosi della Dinamo Dresda, che a partita in corso hanno lanciato una testa di toro mozzata, con uno striscione che recitava “tradition kann man nicht kaufen”,
ovvero “la tradizione non può essere comprata”.

Il Lipsia oggi

Il Lipsia oggi fa ormai parte dell’elite del calcio mondiale, e la semifinale di Champions raggiunta lo scorso anno ne è la prova.
Una squadra piena di talenti guidata da uno degli allenatori più promettenti del panorama mondiale, Nagelsmann, non può non essere considerata una “grande”.
Dalla Red Bull Arena (sì, anche lo stadio porta il nome della bevanda…) sono passati e continuano a passare talenti su talenti: Werner, Upamecano, Nkunku, Forsberg sono solo gli ultimi di una lunga serie di campioni che hanno sposato
la causa Lipsia.

L’ultimo in ordine di tempo è Szoboszlai, talentino austriaco cercato dai maggiori club europei, che si è accasato in questa sessione di mercato in terra tedesca.
Chi afferma che questa squadra è stata creata, inizialmente, solo per motivi economici, forse in parte ha anche ragione.
Ma arrivare a dire che questo Lipsia si fonda solo sui soldi ci sembra un pochino esagerato, e a dir la verità, anche irrispettoso.
Il Bayern Monaco resta, per ora, molto avanti, ma questo è pressochè inevitabile.
Nonostante questo il Lipsia è sempre lì, sempre con il fiato sul collo; a qualche passo dallo scrivere il giusto lieto fine ad una favola troppo spesso, ingiustamente, odiata.

Niko Cassella

Grande appassionato di sport e calcio in tutte le sue sfumature. Classe '98

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