Giorgio Chiellini è la Juventus

Giorgione

Giorgio Chiellini, un uomo che unisce i suoi ammiratori e i suoi critici, o lo si odia o lo si ama.

I suoi critici, che lo definiscono sporco, ruvido o addirittura senza etica; i suoi ammiratori che lo porterebbero in ogni battaglia e che non ne discutono mai le sue capacità. Anche i suoi tifosi, però, ultimamente lo avevano dato per bollito.

Le motivazioni sono chiare a tutti.

Giorgione, dopo essersi infortunato alla prima giornata dello scorso campionato, sembrava essere entrato in un tunnel senza fine di infortuni. Quei piccoli infortuni, in particolare al polpaccio, che l’hanno sempre tormentato e che si sono acutizzati in seguito al recupero dalla rottura del crociato.

La partita col Sassuolo a luglio 2020, in cui è costretto ad uscire al 45’ dopo un primo tempo di fatica totale, e la sostituzione al 19’ minuto contro la Dinamo Kiev nell’ottobre scorso, nuovamente per problemi fisici, hanno lasciato più che brutte sensazioni in tutti. I veri intenditori calcistici – per loro autoesaltazione – ne avevano già sancito il ritiro dal calcio, l’ingresso nel mondo dirigenziale e gli scenari più fantasiosi.

Il ritorno in campo

È vero che il tempo stringe per motivi anagrafici, ma lo stesso Chiellini richiamava alla tranquillità, al bisogno di tornare ad allenarsi con continuità, perché un infortunio grave ad una certa età è normale che porti scorie.

Come sempre nel calcio è questione di tempo però. Ha lavorato mesi in sordina e l’indisponibilità di Demiral, Alex Sandro e De Ligt l’hanno costretto ad un impiego forsennato, inaspettato e impegnativo: nel giro di una settimana Genoa, ma soprattutto Inter e Napoli.

E ce l’ha fatta, ha tenuto botta e ha mostrato un saggio di tutte le sue capacità, giocando bene tutte e tre le partite.

Il cammino di un profilo come il suo presenta sempre incognite dietro l’angolo, in fin dei conti sono solo tre partite consecutive quelle giocate, non un filotto importante, non una stagione. Ma questo articolo non vuole essere “il ritorno definitivo di Giorgio Chiellini”, ma solo un “quanto vale veramente Giorgio Chiellini”.

Quanto è mancato

Uno dei temi affrontati, in seguito ai fallimenti della Juventus in Champions negli ultimi anni, è stata la mancanza di leadership, di cattiveria, attenzione e grinta. Queste attitudini, più che in ogni altro, corrispondono al nome di Chiellini, uno che in campo trasmette come pochi.

Lui in campo non ha paura di essere goffo, di iniziare duelli strani e che sembrano appartenere ad altri sport- come l’ultimo con Lukaku- e non ha timore di essere deriso per questo. Molti affermano come la crescita parta dall’accettazione dei propri limiti, ma lui lo attua meglio. Ogni partita è un’esposizione dei suoi difetti. Ma riflettendoci lo è nei modi, non nei contenuti, perché badare al sodo è l’arte perfetta per un marcatore e soprattutto se sei l’ultimo di questa specie ormai estinta, non puoi contravvenire a certi principi.

Il suo aspetto anacronistico non può assumere connotati limitativi, perché sennò di Giorgio non hai capito niente. Lui è una spugna sempre pronta ad apprendere, ed il suo badare al sodo è un concetto relativo, perché un occhio verso il futuro e in vista di un percorso, lo pone sempre; il suo miglioramento coi piedi ne è il più lucido esempio, un processo che ha portato un suo difetto di fabbrica a diventare una risorsa in alcune, seppur limitate, situazioni, come quelle sue mistiche progressioni o quelle imbucate radenti  a cercare l’uomo tra le linee. Il tutto sempre accompagnato dalla corsetta preparatoria in cui sembra caricare missili pronti a spaccare il naso del primo tifoso visto in tribuna. Probabile che quel tifoso sia proprio egli stesso, vista l’abitudine in queste dinamiche nasali.

Chiellini mascherato
Il valore

Il personaggio l’abbiamo capito, ma il valore? Qui sta proprio la sua peculiarità. Chiellini, nonostante i suoi atteggiamenti quasi da calciatore di provincia, appartiene all’elite dei difensori più influenti e insostituibili in circolazione, assieme ai soli Van Dijk e Sergio Ramos, le cui indisponibilità, nelle rispettive squadre, fanno la differenza. Un fenomeno strano quello dei difensori che, con il loro carisma, hanno un’influenza spropositata su tutta la squadra, ma che può essere spiegato dall’atteggiamento molto compiaciuto e spesso sonnacchioso di calciatori e allenatori attuali, con tanti cali di tensione e poca attenzione. Se l’olandese e lo spagnolo pesano sia per questioni tecniche che temperamentali, in Chiellini il secondo aspetto è estremizzato.

E la sua assenza è pesata più di quanto si possa pensare sulla Juventus, anche perché nei momenti segnanti delle ultime stagioni bianconere non c’era, né contro l’Ajax e nemmeno nelle sfide al Lione. Anche perché nella Juventus dell’ultimo Allegri e di Sarri, quella più arida e meno motivata che continuava a camminare per inerzia, il suo apporto sarebbe stato pure ossigeno.                  E nelle sue ultime partite ha dimostrato tutto ciò che può dare.

Le ultime dimostrazioni

Nelle poche partite giocate quest’anno ha già dimostrato quanto possa valere. Nella miglior partita dell’Italia degli ultimi anni, quella con l’Olanda del 7 settembre 2020, Giorgio era presente e ha dominato, caricando un gruppo e resistendo all’assalto finale oranje. Anche nelle ultime presenze, ha fronteggiato in una lotta sporca ma onesta Lukaku, che l’ha portato ad essere lo juventino che ha commesso e subito più falli nella partita (rispettivamente 2 e 3). Contro al Napoli, invece, ha dominato in tutto e per tutto, e con la sua aggressività è stato fondamentale nel fallimento del possesso palla del Napoli. Per lui una partita perfetta, in cui puntualità (6 spazzate), precisione (94% di passaggi riusciti) non sono mancate. Anche quando fortuitamente ha deviato il tiro di Lozano al 94’, ci ha pensato Szczesny a fargli passare una bella serata.

La deviazione di Chiellini sul tiro di Lozano

La curiosità sta nel vedere se e come Pirlo proverà ad integrarlo, in caso di integrità fisica di tutti (cosa mai capitata in due anni), con gli altri due centrali titolari juventini, De Ligt e Bonucci.

Rispetto agli altri difensori juventini, oltre all’aggressività, aggiunge anche un’attenzione continua, restando concentrato in ogni posizionamento difensivo, su ciascun corner e sull’utilizzo delle mani. Sostanzialmente quelli che sono i limiti che conosciamo di Bonucci, ma anche di De Ligt, che ogni tanto, tra le immense prestazioni si lascia sfuggire qualche distrazione.

A primo impatto sembra un trio complementare, in cui ognuno completa l’altro. Ma Chiellini, sul campo temperamentale, può dare il plus.

Perché su quello è imbattibile: i piedi saranno un difetto; il cervello, ancor più certamente, è da predestinato.

Nicholas Ciaburri

Liceale, appassionato follemente di calcio, calciatore dilettante. Anno 2002

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2 commenti

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