E’ scomparsa la vera Lazio

Lazio

Se c’è una squadra che ha pagato di più lo stop del campionato è sicuramente la Lazio, in Serie A completamente scomparsa. 11 uomini in grado di surclassare l’avversario sono diventati calciatori capaci di soffrire con ogni squadra.

La svolta è arrivata durante il lockdown. Nel gruppo iniziavano ad esserci troppe tensioni per la questione taglio degli stipendi. Forse, anche più degli infortuni e della condizione fisica, è stata la mancanza di unità d’intenti il motivo principale della loro crisi.

Dobbiamo ricordarci com’era considerata la Lazio degli ultimi anni prima del boom della stagione 2019/20: una squadra bella ma mai convinta e concreta al punto giusto. La differenza tra i biancocelesti dell’ultima stagione e quelle precedenti era stata proprio la compattezza, la voglia di rifarsi, l’euforia che non faceva emergere nessun problema. Per capirci, la Lazio 2019/20 si trovava un po’ nella stessa situazione del Milan odierno, senza i cori “Inzaghi is on fire”, ma vabbè.

Poi questa famosa rottura che li ha fatti tornare un po’ alle origini, ad essere quella squadra incompiuta che volevamo scoppiasse. I risultati sono mancati, le rotture sono diventate strappi insanabili e la Lazio, che si trovava a -1 dalla Juve allo stop, ha concluso il campionato in quarta posizione, centrando comunque la tanto ambita Champions League.

Il Mercato

La Lazio aveva bisogno più di ogni altra squadra del mercato: rosa ridotta all’osso e alternative di basso livello, oltre alla necessità di un altro titolare di caratura internazionale, questi erano i problemi ricorrenti. Pensare che una squadra che puntava allo scudetto ha dovuto far affidamento a giocatori-seppur in maniera abbastanza limitata-come Bobby Adekanye, Jony, Djavan Anderson e Andrè Anderson fa un po’ impressione.

La stagione del mercato era iniziata col botto, il colpo David Silva era fatto e Marash Kumbulla sembrava ad un passo, in realtà diventati un nulla di fatto. I ripieghi Reina, Escalante, Pereira, Akpa Akpro, Muriqi e Fares non erano ciò che serviva alla Lazio e nuovamente i tifosi biancocelesti hanno dovuto sperare nelle qualità di scouting di Igli Tare. Il loro apporto però è stato di basso livello, nonostante le varie opportunità offerte da Inzaghi.

Inzaghi, in merito allo scarso rendimento di Muriqi, ma estendibile un po’ a tutti i nuovi acquisti per motivi diversi, ha affermato: “In questi anni ci siamo già passati con altri giocatori, mi viene in mente il primo anno di Luis Alberto o di Caicedo”. Ciò a conferma della necessità di tempo per inserire i nuovi, ad eccezione di Pepe Reina, l’unico già pronto all’uso, che è riuscito a prendersi il posto da titolare nella porta laziale.

La Champions

Una riflessione sulla Champions per la Lazio è doverosa. Un traguardo aspettato da 13 anni ha certamente impegnato e affaticato la Lazio, che, pur essendo costruita per giocare una partita a settimana, si è trovata a giocare 20 partite in 3 mesi.

Perforza di cose la Lazio, anche in maniera inconscia, si è dovuta gestire: senza voler essere troppo cinici si può dire che i biancocelesti abbiano dato il massimo in Champions, sia per l’importanza di questa competizione nel loro contesto quanto per l’atmosfera motivante di certe serate.

Infatti la Lazio è riuscita a passare il turno restando imbattuta, dimostrando una grande capacità nel soffrire, giocando più partite senza alcuni uomini chiave, come Luis Alberto e Immobile.
Nei momenti in cui tutte le stelle erano in campo i biancocelesti hanno dominato il Dortmund in casa, vincendo 3-1, e rischiando di ribatterlo in trasferta, finendo in proiezione offensiva una partita terminata 1-1.

Un ulteriore esempio dell’importanza delle stelle è stata la partita finale del girone contro il Brugge; il primo tempo la Lazio conclude in vantaggio per 2-1, ma, stando alle parole di Inzaghi, alcuni suoi giocatori erano stremati, cosicché, nella partita più importante della stagione, l’allenatore laziale si è trovato a dover sostituire Immobile, Luis Alberto e Leiva al 75’, inserendo Akpa Akpro, Caicedo ed Escalante. La sprovvedutezza nell’effettuare tre cambi assieme e la mancanza di giocatori di qualità con cui ripartire ha finito per schiacciare nella propria area di rigore la Lazio, che nonostante un assedio interminabile ha salvato la qualificazione, terminando 2-2 la sfida.

Il campionato

Lo sforzo della Champions unito alle continue indisponibilità ha reso il campionato una costante rincorsa. La Lazio più che degenerata è sembrata spesso non in grado per le indisponibilità e per la mancanza di brillantezza fisica e mentale. I biancocelesti correvano, adesso arrancano.

Questi problemi hanno avuto effetti molto risonanti, infatti tra le big è la squadra con il difetto maggiore di punti rispetto alla quindicesima giornata della scorsa stagione: -11, inoltre è nona in classifica a 15 punti dalla prima. Lo specchio della crisi è individuabile in Luis Alberto, che ha fornito 0 assist fino ad ora, mentre l’anno scorso alla quindicesima ne aveva forniti già 12.

La quindicesima giornata della scorsa stagione biancoceleste

In fase offensiva la mancanza di alternative alle tre principali risorse vicino alla porta (Luis Alberto, Correa e Immobile) ha ridotto in maniera importante le potenzialità in zona gol. In fase difensiva i problemi sono dovuti sia a questione d’intensità, ma anche nella qualità degli uomini scelti da Simone Inzaghi. Sono comunque questioni che la Lazio si porta dietro da anni, con la differenza che adesso sono meno mascherati dal funzionamento di tutto l’apparato. La vera Lazio è scomparsa, quella che annientava gli avversari, quella che dava l’impressione di segnare ad ogni azione e di dominare fisicamente ogni partita. Ma la speranza è l’ultima a morire.

Perché la Lazio può rifarsi

La Lazio, in campionato più che in Champions, non sta riuscendo a sopperire ad alcune difficoltà. Nella mediocrità della maggior parte delle partite, in alcune occasioni ha ruggito ancora.

Vedi la partita sopracitata di andata col Borussia Dortmund o anche le due partite precedenti all’ultima col Genoa. La prima vinta meritatamente 2-0 col Napoli di Gattuso, la seconda giocando un buon calcio ma perdendo 3-2 per colpa della zuccata di Theo Hernández a tempo scaduto. Anche in quella partita l’uscita di Immobile e Milinkovic-Savic, causa stanchezza, ha riequilibrato la partita che fino a quel momento vedeva una Lazio più in controllo.

Queste partite mi convincono che la Lazio non può lottare più per gli stessi obiettivi dell’anno scorso-non sono io a scoprirlo- ma che può fare meglio e deve ambire ancora almeno all’Europa League, perché quando ci sono tutti i titolari può permettersi di vincere con tutte le squadre del campionato e potrà anche giocare un ruolo importante nella lotta scudetto.

In Champions la sfortuna ha assalito la Lazio, che dovrà affrontare i campioni uscenti del Bayern Monaco. Proverà a giocarsela ma sarà durissima. Come ogni partita però, infortuni permettendo, i biancocelesti non partiranno già sconfitti, provando, anche contro un avversario di livello superiore, a onorare una competizione tanto inseguita.

In fondo, a tutti noi “spiaze” non vedere più la Lazio spietata dello scorso campionato.

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Nicholas Ciaburri

Liceale, appassionato follemente di calcio, calciatore dilettante. Anno 2002

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