Che succede alla Liga?

che succede alla Liga?

La Spagna, la patria del tiki taka, della tecnica, per anni il calcio più spettacolare d’Europa e del mondo. Sia all’interno del campionato quanto nella nazionale. D’altronde fenomeni come Xavi, Iniesta, Fabregas, Villa, Torres, Busquets, Sergio Ramos, Piquè in un’unica generazione è praticamente impossibile trovarli, in tutta la storia del calcio, nella stessa nazionale, escludendo il Brasile, ma quello è un caso a parte.

Il campionato, già ricco di questi talenti, è stato rifornito dei due corpi calcistici più determinanti del secolo. Per evidenti ragioni La Liga è quindi diventato il campionato più seguito e affascinante d’Europa.

I risultati li conosciamo tutti: oltre allo spettacolo infinito, per gli spagnoli 5 Champions League consecutive, dalla stagione 2013/14 a quella 2017/18. La nazionale era già in calo, i vari senatori andavano invecchiando, e l’eliminazione ai gironi del mondiale 2014 e l’uscita per conto dell’Italia agli Europei 2016, ne sono la più diretta conseguenza, ma in tutto ciò il campionato restava ancora inavvicinabile.

Per qualche strana ragione però è come se il calcio spagnolo, inteso come squadre della Liga, stesse vivendo gli ultimi momenti di gloria, nonostante tutto sembrava andasse per il meglio. Come qualsiasi cosa che è stata intoccabile per anni (vedi la Juventus), è difficile rendersi conto di un possibile calo di quest’ultime, si vive con quel senso di passività che trasforma il calcio in materia predeterminata, in cui i vincitori si sanno già da prima. Ma, con eccessivo ritardo, prima o poi lo vieni a sapere.

Che poi, quando affrontiamo l’argomento calcio spagnolo i riferimenti vanno tutti all’Atletico, ma soprattutto Real e Barcellona, i cui risultati misurano l’andamento di tutto un movimento.

E se attraverso essi ci siamo accorti dell’ “età dell’oro” della spagna calcistica, è stato così anche per la crisi.

La caduta

Il primo a cadere è stato il Barcellona che, dopo aver vinto la Champions del 2015, ha avuto un calo impressionante del suo peso specifico, il  cui simbolo del salto nel vuoto è la cessione di Neymar.

Il Real nel frattempo domina per tre anni in Europa, ma nei festeggiamenti dell’ultimo trofeo Cristiano Ronaldo si lascia andare in una velata confessione d’addio, direzione Juventus.

Nel maledetto 2020 il Barcellona svende al primo offerente Luis Suarez (195 gol e 113 assist in 283 partite in maglia blaugrana, ndr.), perché ormai ritenuto finito, e rischia di perdere per la prima volta, seriamente, anche Messi.

I motivi, come abbiamo detto, sono generazionali sicuramente, ma sui i pasticci dirigenziali veramente ingenerosi per Real e Barcellona, c’è poco da scherzare. Gestioni societarie strane. Situazioni, gravose e ambigue, che hanno causato un indebolimento delle rose delle due regine e un indebitamento ai massimi storici; notizie dell’ultim’ora parlano di debiti per quasi 1,2 miliardi di euro al Barcellona.

Tutti aspetti che sono ricaduti sul campo da gioco, in cui le spagnole hanno perso l’appeal di campionato più divertente del mondo, ma anche il blasone -naturalmente dopo l’addio di Ronaldo- nella massima competizione europea.

La stagione attuale

Gli ultimi tre campionati se li son spartiti, come al solito, Real e Barcellona, ma la sensazione era quella di un campionato senza veri padroni. Prima si conquistava il trofeo, su per giù, con 29 vittorie; mentre, nelle ultime due stagioni, i campioni sono diventati tali attraverso soltanto 26 vittorie (sia nel 2018/19 che nel 2019/20).

Il calo è diventato caduta in questa prima parte di stagione, e la Liga ha trovato nuovi padroni. Il nuovo dominatore è stato l’Atletico. 47 punti in 18 partite, +7 dal Real e +10 dal Barcellona, che potrebbe diventare rispettivamente +10 e +13 in caso di vittoria dell’Atletico Madrid nel recupero contro l’Athletic Bilbao.

All’Atletico Madrid poco concludente delle ultime stagioni mancava una punta, in questa direzione il colpo Suarez è stato fondamentale per i Colchoneros. Il colpo Suarez, però, non può legittimare da solo il dominio Atleti di questa prima parte di stagione. Il Cholo aveva tentato cambiamenti offensivi, con scarsi risultati, già l’anno scorso, cercando soluzioni meno dirette e più manovrate, provando a sostenere con più uomini un attacco meno forte, viste le brutte prestazioni di Diego Costa e Morata e l’addio di Griezmann.

Quest’anno Simeone sta adottato un 3-5-2 dinamico e fluido, con Carrasco esterno sinistro a tutta fascia e Trippier, fino alla squalifica, dall’altra parte. Tra i nomi più caldi, senza ombra di dubbio, quello di Luis Suarez, 7 gol nelle ultime 7 partite, 4 doppiette in  Liga e attuale pichichi (assieme a En-Nesyri) con 12 marcature all’attivo. È come se quest’anno fosse il culmine di un processo di crescita di alcune individualità, che per alcuni possono sembrare sorprese, come l’affermazione continua e definitiva di Marcos Llorente, la maggior incisività di Joao (6 gol)  o la titolarità di giocatori come Mario Hermoso e Lemar.

Il mercato e le inseguitrici

Il mercato più povero della storia del calcio in tutti i campionati europei e per tutte le spagnole, per via di alcune coincidenze, non lo è stato per l’Atletico Madrid e Siviglia, che hanno avuto il privilegio di acquistare 2 tra i migliori giocatori della scorsa Champions League, come Moussa Dembele e il “Papu” Gomez.

Il Real Madrid e il Barcellona, seconda e terza forza del campionato, vivono in certezze ormai esili e dubbi in crescendo. La prima sembra la squadra meglio costruita, d’altronde molti giocatori, e anche l’allenatore, sono gli stessi delle tre Champions consecutive; probabilmente, quello che manca alla squadra, per tornare a dominare, è un catalizzatore di gol o quantomeno un aiuto realizzativo credibile a Benzema, predicatore nel deserto da 3 anni a questa parte.

Il Barcellona, invece, sembra vivere una crisi senza fine, da cui ora non si vede via d’uscita, per via delle questioni societarie e per una rosa mal costruita, nonostante gli splendidi nomi. Ma qualche pezzo per la futura rifondazione i catalani, come Pedri e Ansu Fati (che giocatori!), ce l’hanno. Di certo uno dei giocatori più forti della storia non merita questo momento, fa male vederlo camminare col petto chiuso e lo sguardo deluso verso il basso, ma purtroppo il calcio è anche questo, come si dice sempre.

Le sorprese

La più grande sorpresa della Liga è il Siviglia (quarta a -1 dal Barcellona), anche se definirla sorpresa è particolarmente errato. Già l’anno scorso il Siviglia aveva brillato, con la vittoria dell’Europa League, con un calcio di qualità, leggero e moderno, guidata da Lopetegui, un grandissimo intenditore di calcio con una grandiosa voglia di riscatto. Nel mercato ha saputo rimpiazzare Banega con Rakitic, non ha perso certezze e con l’arrivo del Papu può puntare anche a qualcosa di più.

La sorpresa negativa sul campo è sicuramente il Valencia, una squadra che ci ha abituati a palcoscenici importanti, ma che ormai è relegata a risultati che sono il riflesso di una società in preda anch’essa ad una crisi economica. Per via di quest’ultima, le cessioni sono state amare per i tifosi: Dani Parejo, Rodrigo, Kondogbia, Ferran Torres, Coquelin. E adesso la classifica parla chiaro, con il Valencia 14° a +2 dal terzultimo posto.

Soprattutto la zona alta della classifica è cambiata, con un unico padrone, e chissà che non ci possano essere altre sorprese. Qualcosa è cambiato, ma in peggio, e in Spagna -eccetto nella sponda biancorossa di Madrid- i tifosi non vivono più bene. È difficile accettare di non avere più potere, è sempre stato così, ma non è tutto perduto, molto passerà da come il movimento reagirà nei prossimi due anni a questo sbandamento.

Nicholas Ciaburri

Liceale, appassionato follemente di calcio, calciatore dilettante. Anno 2002

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